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L’opinione del Segretario
Un argomento sta tenendo banco da molti giorni nello scenario della sanità pubblica ed è quello della proposta del ministro della salute Orazio Schillaci di far passare, a domanda, nella dipendenza i medici di medicina generale.
Per i medici di medicina generale era stato finora deciso che terminato il lavoro nello studio personale o nelle AFT, avrebbero avuto il compito di prestare servizio, per alcune ore al giorno, nelle case di comunità, in modo da garantire il loro funzionamento h 12 diurne (quindi con i mmg) e h 12 notturne (con la continuità assistenziale). Così da finalizzare l’investimento fatto con i soldi del PNRR. Penso che alla base di questa decisione, salvo smentite, vi sia il concetto che avere dei medici di medicina generale alle dipendenze renderebbe meglio gestibile il funzionamento delle Case di Comunità, perché questi professionisti sarebbero obbligati a rispettare i turni assegnati da parte di un caposervizio.
La cosa di per sé, potrebbe anche essere plausibile, ma una serie di interrogativi nascono spontanei e sollevano dubbi nella mia mente. Innanzi tutto, non comprendo la motivazione di un provvedimento calato dall’alto piuttosto che essere il risultato di una contrattazione con la parte medica sia sindacale che istituzionale (Fnomceo). Trattasi sempre di un cambiamento di status della figura del professionista e, questa novità andrebbe almeno discussa tra le parti. Francamente, a me sembra un po’ un pasticcio perché si troverebbero a fare lo stesso lavoro due tipi di medici di famiglia: uno in convenzione ed uno dipendente, con prerogative totalmente diverse.
Allora, vengono spontanee una serie di ulteriori domande: Come saranno remunerati questi professionisti? Con quale contratto verranno assunti e regolamentati? Chi scriverà questo contratto? E, poi, per lavorare nella pubblica amministrazione non bisogna fare un concorso pubblico? I pazienti riconosceranno il medico di base dipendente come il loro medico di libera scelta? I pazienti lo riterranno uguale a quel medico di fiducia che va a visitarli a casa ed a cui confidare preoccupazioni e sintomi in maniera più confidenziale? O si comporteranno in modo diverso perché questa nuova figura di medico non la sentono altrettanto vicina?
Non so come questa storia andrà a finire ma, sicuramente, è una storia che così come è congegnata a me non piace.
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